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Perché le note a pié di pagina

 

«I margini inferiori delle pagine dei libri esercitano su molti eruditi un’attrattiva che rasenta la vertigine. È certamente assurdo affollarne gli spazi bianchi con riferimenti bibliografici, che un elenco posto all’inizio del volume avrebbe risparmiato o peggio ancora, relegarvi, per pura pigrizia, lunghi sviluppi il cui vero posto sarebbe stato nel corpo stesso del testo: tanto che la parte più utile di questi lavori bisogna sovente cercarla in cantina. Ma quando certi lettori si lamentano che la più piccola riga, relegata a piè di pagina, confonde loro le idee, quando alcuni editori pretendono che i loro clienti, senza dubbio meno ipersensibili, in realtà, di quanto essi amano raffigurarli, soffrono le pene dell’inferno alla vista di ogni pagina così deturpata, questi delicatini danno semplicemente prova della loro insensibilità ai precetti più elementari di una morale dell’intelligenza. Giacché, in tutti i casi in cui non si tratti dei liberi giochi della fantasia, un’affermazione non ha il diritto di presentarsi se non a condizione di poter essere verificata; e per uno storico, se usa un documento, l’indicarne, il più brevemente possibile, la collocazione, cioè di ritrovarlo, non equivale ad altro che a sottomettersi a una regola universale di probità. Ho adesso accanto a me un libro di grande interesse sulla Germania prima della Riforma. Molte affermazioni mi stupiscono. Forse a torto. Vorrei verificarlo. Non ne sono in grado, e nessuno lo sarebbe, dal momento che nessuna indicazione mi permette di risalire alla fonte. Come un chimico che, annunciando una scoperta, rifiutasse di riferire l’esperimento attraverso cui vi è stato condotto, perché, a suo dire, “ciò annoierebbe il lettore”. Avvelenata da dogmi e da miti, la nostra opinione, anche la meno nemica dei lumi, ha perduto persino il gusto del controllo. Il giorno in cui noi, avendo prima avuto cura di non disgustarla con una vana pedanteria, saremo riusciti a persuaderla a misurare il valore di una conoscenza dalla sua premura di offrirsi in anticipo alla confutazione, le forze della ragione riporteranno una delle loro più significative vittorie. Ed è proprio per preparare questa vittoria che lavorano le nostre umili note, i nostri minuti e pignoli rimandi, che oggi tanti begli spiriti disprezzano».

 

( Bloch, Marc, Apologia della storia o il mestiere dello storico, Torino, Einaudi, 1969, p. 87)