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Padre Angelo Caruso O.S.A. Ricordo di un illustre concittadino

1870 / 1943

 

 di De Palma, Pacino (Parroco), In : San Pellegrino Martire, Voce del Santuario di Altavilla, novembre 1973

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[ Un profilo di questo sacerdote è stato scritto dal nipote, Dr. Angelo, figlio del fratello Cosimo, Sovrintendente Archivistico per la Campania....... dal titolo "Per la storia dell'emigrazione italiana negli Stati Uniti — Un benemerito irpino: P. Angelo Caruso», apparso nell'annata 1970 della rivista «Samnium».Padre Angelo Caruso O.S.A. fu Parroco a Filadelfia della Chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio, Superiore del Convento di Sant'Agostino alla Zecca di Napoli, autore di ricerche storiche sull'emigrazione degli italiani in USA ]

 

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   II 10 dicembre 1973 ricorrerà il trentesimo anniversario della morte di un illustre concittadino: il P. Angelo Caruso, Agostiniano, buon religioso e buon italiano, degno di essere ricordato non solo perchè con la sua vita ed i suoi scritti ha dato onore all'Ordine Agostiniano ed alla Chiesa, ma per quanto fece a vantaggio degli emigrati italiani a Filadelfia degli Stati Uniti, in qualità di loro parroco, al tempo della grande emigrazione, dal 1898 al 1911: in particolare per l'opera svolta affinché nei figli dei nostri emigrati fossero vivi la lingua italiana e l'attaccamento alla patria di origine.

   II P. Angelo Caruso nacque ad Altavilla Irpina, da Emilio e Filomena Severino, terzo -di sette fratelli, primo dei quali, Cosimo, si sarebbe poi, fatto un nome in altro campo, nella vita militare.

   Entrato giovanissimo nell'Ordine Agostiniano ed ordinato sacerdote nel 1892, passò i primi anni dopo l'ordinazione a Roma, presso la Casa Generalizia, ed ivi ebbe modo di far conoscere ai superiori le sue eccellenti doti di cuore e di mente. Un suo compagno di studi, anch'egli a Roma in quegli anni, il P. Davide Aurelio Perini, autore di varie opere storiche, delle quali la più nota è la “Bibliographia augustiniana», dice del P. Caruso che era un uomo ornato di preclare virtù, ottimo religioso, fornito di ingegno versatile, di non comune erudizione. In un altro suo lavoro, propriamente nel volume "Onofrio Panvinio e le sue opere», il P. Perini fa conoscere la particolare inclinazione del P. Caruso per le indagini storiche e fa cenno delle ricerche che egli in quel tempo eseguiva sulla storia dell'Ordine Agostiniano dichiara anche che il P. Caruso gli aveva dato molti aiuti. Anche un altro autore, il P. Pedro Fernandez, ricorda di avere ricevuto aiuto da P. Caruso.

   Net 1897 il P. Caruso dovette interrompere gli studi prediletti, avendo la Curia Generalizia affidato a lui l'incarico di un'importante missione negli Stati Uniti. In quel tempo a Filadelfia, nella numerosa colonia degli emigrati italiani, in parte settentrionali, i più antichi, in parte meridionali, i più numerosi, e dove già esisteva da molto tempo una parrocchia nazionale per loro, sotto il titolo di S. Maria Maddalena dei Pazzi, retta da un sacerdote genovese, don Antonio Isoleri, un forte contrasto teneva divisi gli animi. Avendo il parroco, per incomprensione e leggerezza, offeso pubblicamente i meridionali, analfabeti e poco civili, costoro avevano deciso di non frequentare più la chiesa parrocchiale.

   Era sorto, anzi, un vero scisma, perchè i più accesi fra i meridionali avevano, addirittura, chiamato dall'Italia un prete della provincia di Caserta che aveva gettato la tonaca alle ortiche e costui, proclamatosi capo della Chiesa cattolica degli emigrati meridionali indipendente dall'Arcivescovo di Filadelfia, aveva adibito a cappella un locale ed ivi faceva funzioni religiose ed amministrava i sacramenti, persino il battesimo. Per ristabilire la pace fra gli italiani, tra l'Arcivescovo Mons. Ryan e il Delegato Apostolico a Washington, P. Sebastiano Martinelli, appartenente all'Ordine Agostiniano, anzi Padre Generale di tale Ordine, fu stabilito di istituire a Filadelfia una seconda parrocchia per gli italiani, che sarebbe stata retta da Padri Agostiniani da far venire dall'Italia. La Curia Generalizia Agostiniana affidò l’incarico a due giovani Padri, il P. Angelo Caruso, meridionale, e il P. Guglielmo Repetti, genovese, ambedue al di sotto dei trent'anni: il primo sarebbe stato Superiore della missione, il secondo Parroco. Prima della fine del 1897 i due Padri erano a Filadelfia e davano inizio alla loro attività. Essendo, però, di lì a poco deceduto il P. Repetti, il P. Caruso ebbe, oltre quella di Superiore, anche la carica di Parroco.

   A capo della nuova parrocchia — intitolata a Nostra Signora del Buon Consiglio — il P. Caruso stette sino al 1911, anno in cui rientrò in Italia. Grande fu il bene da lui fatto durante i 14 anni circa del suo governo. Poichè nel territorio della nuova Parrocchia mancava una Chiesa, il P. Caruso acquistò un grande edificio e lo trasformò. Il pianterreno diventò Chiesa e i piani superiori aule per la scuola parrocchiale, capaci di ospitare oltre 1.000 alunni (nel 1900 questi furono 1.200). E nella direzione della scuola egli si acquistò, non senza contrasti, una grande benemerenza di carattere patriottico, che fu motto elogiata in Italia. Prima di allora negli Stati Uniti, nelle scuole dipendenti dal le parrocchie nazionali italiane, l'insegnamento dell'italiano o mancava o non era obbligatorio. Quando c'era, si riduceva a poche nozioni sommarie della lingua e della storia d'Italia. Essendo l'insegnamento dell'italiano facoltativo, I genitori non si curavano di farlo seguire dal loro figli, perchè, avendo allora gli italiani cattiva fama, essi sapevano che non ne avrebbero rcavato alcun vantaggio pratico. Il P. Caruso, invece, volle che nella scuola della sua parrocchia l'insegnamento della "lingua italiana fosse obbligatorio, come quello della lingua inglese, e fosse impartito da insegnanti italiane. A tal fine stabilì che le singole classi avessero una insegnante americana ed una italiana, le quali dovessero parlare ciascuna nella propria lingua e che gli alunni dovessero rispondere, secondo i momenti, in inglese o in italiano. Volle pure che gli alunni dovessero conoscere bene non soltanto la storia degli Stati Uniti ma anche quella dell'Italia, in modo da avere amore e stima anche verso la patria di origine. L'Ispettorato Diocesano delle scuole cattoliche si oppose alla iniziativa del P. Caruso, ma il Delegato Apostolico a Washington, al quale P. Caruso fece ricorso, g1i dette ragione. Prima della decisione del Delegato Apostolico il P. Caruso aveva difeso la legittimità della sua tesi sulla stampa, con diversi articoli. E, a proposito della stampa, va ricordato che, per difendere i diritti e la dignità della Chiesa e degli italiani e per combattere la propaganda che gli estremisti e i protestanti facevano tra i nostri emigrati, il P Caruso fondò un giornale quindicinale, dal titolo “l'Osservatore” che, nel 1908, essendosi fuso con un altro giornale, uscì — sempre diretto da lui e settimanalmente — con la nuova testata «II Risveglio Italiano consolidato con l'Osservatore”.

   Rientrato in Italia nel 1911 e destinato al Convento di S. Agostino alla Zecca di Napoli, vi rimase sino al 1914. Nel 1915 egli è ad Aversa, a capo di un nuovo convento insediato in un piccolo edificio che la Provincia aveva avuto in lascito. Quivi egli rimase ininterrottamente sino alla morte, come superiore per moltissimi anni, propriamente fino a quando le condizioni fisiche gli permisero di operare. Durante il suo governo il convento, ingrandito, diventò casa degli aspiranti della Provincia Agostiniana di Napoli (Prima i ragazzi e i giovani aspiranti dovevano essere istruiti presso le case di altre Province). Sacerdote di santa vita e uomo saggio, svolse il suo apostolato soprattutto come confessore e direttore di anime. Molti erano coloro che si rivolgevano a lui o si confessavano da lui, laici ed ecclesiastici, a cominciare dal Vescovo.

   Ilo P. Stanislao Bellandi, che fu fondatore e direttore per molti anni del «Bollettino storico agostiniano», dice di lui che fu «un religioso di grande virtù ed un direttore d'anime eccezionalissimo»; ed un altro Agostiniano, il P. Gerardo Fontanarosa, ha scritto che il ricordo del “venerato” P. Caruso è «rimasto in benedizione presso i fedeli ed il clero di Aversa».

   I ritagli di tempo li dedicava agli studi storici Nel citato «Bollettino storico agostiniano» furono pubblicati, infatti, frutto di serie ed attente indagini, i profili da lui scritti di tre illustri P. Agostiniani, benemeriti della rinascita dell'Ordine Agostiniano in Italia dopo le soppressioni che si ebbero nel secolo passato. Collaborò anche ad una miscellanea pubblicata in onore del confratello P. Cherubino Caiazzo, con un articolo sul primo Provinciale della Provincia Agostiniana di Napoli, frutto di un'acuta analisi di un documento del sec. XIII. Lasciò anche diversi manoscritti e appunti con notizie storiche sull'Ordine Agostiniano su membri di esso.

   I resti del P. Angelo Caruso riposano nella tomba della famiglia in Altavilla Irpina, perchè la morte lo colse il 10 dicembre 1943 mentre era in casa dei nipoti, figli del fratello Gen.le Cosimo, dove era venuto per trattenersi brevemente, come era solito fare.

   Era doveroso nella ricorrenza del trentesimo anniversario della morte, ricordare la figura di questo illustre concittadino, che non pochi ricordano ancora. E lo ricordano sereno e gioviale costantemente, nonostante gli acciacchi e le sofferenze causategli da una lunge, logorante malattia, che aveva finito per deformargli il corpo ed inchiodarlo ad una sedia (celebrava la S. Messa seduto).