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 Magistrati e funzionari giudiziarii del Principato Ultra relegati o esiliati o esonerati

per aver preso parte alla rivoluzione del 1820, Avellino, 1930 

( di Cannaviello, Vincenzo - In : Irpinia, anno II, n. 11, 1930)

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   Dopo il decennio francese (1806/1815), con la restaurazione ed il ritorno sul trono di Ferdinando I, l’imposizione di nuovi tributi ma soprattutto l’aspirazione ad un regime costituzionale, fra l’altro promesso da re nel proclama di Palermo del 1815, infiammarono pesantemente gli ambienti carbonari e massonici, particolarmente attivi nel Principato Ultra. Il perdurare di un ristagno economico, il consolidamento di anacronistici privilegi diedero così vita, nel 1820, ad una insurrezione che obbligò il re a concedere la costituzione. Dopo pochi mesi, però, re Ferdinando, forte dell’appoggio armato di 50.000 soldati austriaci, contro i 40.000 regolari e volontari dei costituzionalisti, revocò la costituzione e, con decreto del 12 aprile 1821, diede vita a quattro Giunte di Scrutinio per esaminare la condotta degli ecclesiastici, dei “pensionasti” e dei funzionari di qualunque ramo e grado. Contestualmente ordinò la cattura di quanti erano sospettati di cospirazione, tra cui alcuni liberali altavillesi, come pure magistrati e funzionari giudiziari del Principato Ultra. L’opuscolo, qui riportato ( una sola altra copia è conservata presso la Biblioteca di Studi Meridionali Giustino Fortunato di Roma) contiene gli atti più importanti ed i risultati processuali cui giunse la Giunta del ramo giudiziario la quale era stata appositamente costituita per scrutinare la classe dei magistrati.

                                                                                                            ( Giuseppe Sabatino e Raffaele Sarti )

 

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c 217 CannavielloV Magistratiecc Rivoluzione1820 1930 00001