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Categoria principale: 3.2 Risorgimento
Categoria: 3.2.1 Moti Insurrezionali e Repressioni
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La soppressione dell'aggettivo « costituzionale “ sulla testata del giornale ufficiale del regno delle Due Sicilie e alcuni rapporti di polizia del Principato Ultra (1850):

( Samnium 1966 - pagg.295 – 296 )

Il 21 maggio1850 l’ufficiale“Giornale del Regno delle Due Sicilie” fu distribuito con la testata mutilata diuna parola: l'aggettivo “costituzionale» (1). Nella sua ribadita autorità di sovrano assoluto, a Ferdinando II Borbone quel titolo dovette sembrare -in verità - troppa beffarda derisione alle conculcate libertà statutarie. La Polizia incaricata di riferire su l'andamento dello spirito pubblico, si adeguò all' imperante conformismo politico del tempo e nascose o adugiò il malcontento di coloro che della rivoluzione del 1848 erano stati i sicuri sostenitori. Ecco quanto scriveva il commissario di Polizia di Avellino, Giovanni Monaco, al ministro di Polizia, in data 1° giugno 1850 (2): «La mia incessante attenzione allo spirito pubblico, qual di fatto si appalesi in questi abitanti, lungi argomenti fantastici e notizie di trivio, mi lascia convincere che il suo aspetto tranquillo, non sia cambiato nel corso dell'ultima settimana. Tutto al più, una qualche paralisi si è potuto scorgere negli animi e la stessa dal non aver avuto luogo fin qui, dietro la novella intestazione del Giornale ufficiale, il Real Decreto che di fermo si aspettava, per la revoca dell'infausta Carta. Imperocché il desiderio della maggioranza è quello, e non mi inganno, di vedere il Real Governo nelle pristine forme e che provegga ancora con i suoi saggi ed energici atti a stabilirci nell'ordine e nella quiete duratura per così spargere il balsamo di che abbisognano le cancerose piaghe degli ultimi memorandi tempi. Né le voci indistinte e sommesse di collisione tra l'Inghilterra e la Francia e chi dice di note dell'ambasciatore Britannico al nostro Ministro degli Affari Esteri, affine di attuarsi la malaugurata Costituzione, vi han prodotto il minimo allarme ». Cortigiano e vilmente reazionario, con la stessa data, il giudice regio di Montoro, Nicola De Maio riferiva: «La pubblicazione dell'antico giornale officiale del Regno invece del giornale costituzionale, è stata generalmente applaudita dagli amici dell'ordine, come foriero del richiamo delle concesse franchige costituzionali che hanno immerso il Regno intero nelle sciagure e miseria per le iniquità dei tristi che ne fecero strumento della più empia perfidia per attentare la Religione, la proprietà e l'onore delle famiglie ed esercitare il lor libertinaggio. Il pubblico senato e divoto al Ré (N. S.) si è gioito non poco; ed io posso assicurare la di Lei Autorità che esso con ansia attende la totale soppressione dello Statuto costituzionale, per vedere del tutto spento lo germe del disordine e dell'anarchia che i nemici del Trono e dell'Altare cotanto propagano ». Meno conformismo nel rapporto che in data 2 giugno, inviava da Ariano Irpino il sottintendente P. Di Giorgio: « Lo spirito pubblico ha proseguito ad essere lodevole poichè ognuno ha vissuto intento ai propri affari e generalmente mostrarsi devozione, attaccamento ed affetto al Re N. S. Ferdinando II che Iddio sempre guardi e feliciti, ciò che vieppiù si è dimostrato con esternazioni di fatto, a' 30 scorso maggio, giorno onomastico della lodata Maestà Sua. Al giunger qui il Giornale Ufficiale del Regno del dì 21 suddetto maggio, coll'antica intestazione, io tosto mi occupai a penetrare quale impressione produceva e quali osservazioni e da chi si elevavano per coordinare le notizie nell'andamento dello spirito pubblico, ma nulla ne ho rilevato essendosi solo marcato che i lettori sonosi serbati in oggetto, silenziosi e taciturni come tutti gli altri che hanno appreso la ripristinazione dell'antica intestazione suddetta. In generale, nei moderati ed attaccati al Governo, si è goduto di tale cangiata intestazione. In ogni modo ne sarà continuata l'attiva e riservata vigilanza che ho già disposta nella mia giurisdizione ». Più vicino alla verità, infine, quanto riferiva in data 6 giugno 1850, il giudice del circondano di Altavilla Irpina: « Niuna notizia si è verificata relativamente agli affari politici, come pure al Governo; se non che i più rimarchevoli settari e le famiglie dei latitanti, si lusingavano che nel dì onomastico del nostro Augusto Sovrano (D.G.) vi sarebbe stato un indulto politico con qualche eccezione e non essendosi ciò verificato, si mostrano circospetti più per timore e per la vigilanza che si esercita, anzichè per sincero ravvedimento. Si è detto altresì che attesi gli indirizzi umiliati alla Maestà Sua e la ripristinazione dell'epigrafe nel Giornale Ufficiale, cioè Giornale delle Due Sicilie, sia prossimo a vedersi pubblicato il decreto dell'abolizione dello Statuto e comunque negli attendibili si osservasse del dispiacimento, il timore di potersi compromettere per la vigoria acquistata dal Governo, ha fatto loro serbare una simulazione, mentre il desiderio per l'abolizione si ha dagli uomini tranquilli ed attaccati al'ordine e alle leggi. Il commercio continua ad essere animato ed attivo attesi i prezzi discreti e proporzionatì e della strada consolare che avanza la più parte di questo Circondario, ogni classe ne sente vantaggio e soddisfazione. La condotta dei passati settari nel genere sembra regolare e gli attendibili si veggono apparentemente circospetti come si è enunciato, stante la vigoria del Governo e la vigilanza che si pratica su di loro dai funzionari... ».

(1) Sul giornalismo politico napoletano del 1848, v. A Zazo, La stampa periodica napoletana nella reazione del 1848-50 in Samnium, 1937 e dello stesso: Il giornalismo politico napoletano nel 1848-49 in Arch. Stor. Prov. Napol. 1947-9

(2) Arch. Stato Nap., Alta Polizia, fasc. 60.LOGOridotto

A. ZAZO

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