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Committenze e maestranze locali in un contratto notarile del XVIII secolo: la costruzione di palazzo Salerno (di R. Sarti e G. Sabatino)

 

Biblioteca "Caruso", protocollo notarile del Notaio Domenico Giordano, anno  1703/1704

 

CasaSalerno Contratto1704 0000123 Aprile 1704  Altavilla

In Terra di Altavilla, con tre lumini accesi per conoscere le persone, essendo tempo di notte.

Oggi predetto giorno nella mia presenza personalmente se costituiscono Mastro Antonio Arciuolo, nativo della città di Avellino, al presente e da più anni commorante (dimorante) in questa suddetta Terra con moglie e sua famiglia …/

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agente alle cose infrascritte per se suoi eredi e successori da una parte e Mastro Nicola Salerno, nativo della Terra di Nocara da molto tempo commorante (dimorante) con moglie in questa Terra di Altavilla, quale Terra della Nocara è Provincia di Cosenza…. dall’altra; asserisce in presenza nostra esso Mastro fabbricatore… essere venuto all’infrascritta convenzione con il detto Mastro Nicola di fabbricare, costruire seu (ossia) edificare una casa di sette membri, cioè tre inferiori, due superiori e due suppigni (sottotetti) sita dentro di questa Terra e proprio nel luogo detto la Teglia seu lo borgo dello Connotto, attaccato alla casa della S.ma Incoronata che fu delli Pagani, di tutta perfezione e bontà come se descriverà : In primis, promette e s’obbliga esso Mastro Antonio cavare li fondamenti di detta nuova casa, sin che troverà terra ferma e soda per potervi piantare detta casa e le mura della quale, nelli detti fondamenti, debbiano essere materiali seu massicci, palmi tre ( cm.78 circa ) sino al piano della terra e là in sino al piano della prima traviata palmi due e mezzi ( cm. 65 circa) e da detta traviata per sino al tetto palmi due e mezzi ; li suddetti tre membri (stanze) inferiori debbiano consistere in una cantina, magazzeno (magazzino) /

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e stalla, la quale cantina debba essere sotto terra e proprio sotto il magazzino, con lamia ( volta fatta solitamente a botte) ed un fenestrello, con cancellata di legno che rifletta verso la casa della Magnifica Chiara Melluso e la porta per scendere in detta cantina esca dentro la stalla, la quale cantina debbia essere tant’alta che sia capace a ponervi botti di quattro some (litri 617 circa) lì posti e comoda per imbottare il vino, cioè che sopra dette botti vi ci si possano mettere comodamente il muto ( imbuto ) e barrile di misura (litri 43,62), con sterrarla a proprie spese ancora di detto Mastro Antonio, quale debbia essere tanto larga e lunga quanto viene il magazzino ; il suddetto magazzino sopra la descritta cantina, che sia alto dal pavimento sino al soffitto seu pavimento superiore sì come sonno l’altre stanze alla suddetta Casa del Sacro Eremo ò pure palmi dodici di frutto (m. 3.12 circa); la stalla debbia venire con la sua porta che rifletta nella casa di Crescenza di Troia e di quella perfezione e qualità come se dirà alla descritione delle porte e finestre, con farvi la manciatora per una cavalcatora; quale stanze debbiano essere tanto larghe quanto è la casa di detto Eremo e lunghe dalla casa di detto Eremo sino a quella di Domenico Criscitiello; sopra alle descritte cantina e stalla due altre stanze seu camere con loro pavimenti e polverini (tavolato che poggia sulle travi, solitamente ricoperto da uno strato di lapillo); sopra dette due stanze li suddetti suppigni (sottotetti) /

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le quali due camere dall’astrico ( pavimento, solaio ) sino al polverino (soffitto) debbiano essere di palmi quattordici di frutto (metri 3.65 circa) e trasire ( entrare) in piano con le stanze della casa di detto Eremo, e li suddetti due suppigni ( sottotetti) della pianezza delli polverini, attorno a’ torno alle camere superiori palmi sei ( m. 1.56 circa) e sei altri palmi sopra d’essi per fare la quinta, conforme ricerca l’Arte, coprirla d’imbrici (embrici), ponervi iatte, soglie, capi iattoni (gattoni esterni), tratti cimario, solarini di tavole secate, Mastro d’ascia, chiodi, tutte intonacate e biancheggiate fuore della detta cantina, con farvi cornicione dalla parte di fore di dette case ed anche a quella della Santissima Incoronata, à modo e forma di quello del Palazzo dell’Ecc.mo Principe ( palazzo comitale). Nella casa di detto Sacro Eremo, farvi la grada di fabbrica ad arco con aballaturo ( ballatoio ) seu loggietta dalla parte verso la Teglia, tutta coverta e sopra li gradoni di detta grada ponervi li tavoloni d’esca ( quercus aesculus, ma nel gergo comune indicava il castagno), con il cordone in fronte, quale grada della parte esteriore, per salire al membro superiore di detta casa dell’Eremo, e proprio alla saletta, debbia essere larga di frutto palmi sei ( m.1.56 circa) e principiare da vicino il portone della Signora Chiara, e non angusta ma comoda per salire e muro in essa grada per appoggio con farvi in detta casa l’intelatura di muro che divida tanto il membro inferiore quanto superiore, tutta stonacarla /

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e rintonacarla e alloggiarla sino al tetto, con farvi l’astrichi nella traviata di mezzo e polverino, e quello di sotto accomodarlo seu rappezzarlo se sarà di necessario e se li travi di detta sala non se ritroveranno di palmi quattordici ( m.3.65 circa) d’altezza, uguale a quelle nuove ut supra descritte, se devono alzare ò bassare a quel paragone e formità e nel caso che nella medesima Casa di detto Eremo vi volesse qualche piezzo di legname ò tutto l’armaggio, uno con il spicone, debbia esso Antonio farle anche a sue spese, e se vi fusse qualche travo inabile nelle traviate tanto di sopra quanto di sotto debbia esso Mastro Nicola darcelo ad esso Mastro Antonio, ponerlo a sue spese, e detto cornicione debba essere ut supra come quello del Palazzo tanto dalla parte verso li beni della detta Magnifica Chiara quanto verso il vico seu casa di detta Crescenza, a seguito tanto nelle suddette case nuovamente fabbricate quanto in detta casa del detto Sacro Eremo, e al frontespizio di detta casa verso il largo della Teglia la pennata sopra i capi iattoni laurati ( lavorati ), che sia larga seu che esca fuore di detta loggia e grada palmi due ( cm 52 circa ) e nella cocina che sarà nella casa del detto Sacro Eremo, appresso alla menzionata saletta, farci la cimminera (canna fumaria ) à modo seu forma di botte con il suo focolaro ed un'altra simile in una camera delle nuove, però ad uso romano /

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ed il luoco comune seu cloaca ( dovrà essere realizzata ) dove destinarsi e piacerà ad esso Mastro Nicola.

Nota delle porte e loro finestre in che luogo se devono fare e di che qualità e formità:

In primis la porta alla stanza inferiore della casa nuovamente fatta seu stalla la quale corrisponde alla casa di detta Crescenza deve essere e s’obbliga farla d’altezza palmi nove ( m. 2.35 ) e palmi sei di larghezza ( m. 1.56 ), fatta di tufo intagliato a modo d’Archo simile ed in quella forma del portone della casa di Giacomo Criscitello così del lavoro di tufi come del legname, e la porta seu cataratta (apertura nel pavimento attraverso la quale si accedeva ad una scalinata che portava solitamente in cantina) che entra da detta stalla e va in detta Cantina con grada ( gradinata ) di fabbrica che cala nella medesima cantina, il buco di detta cataratta capace a ricevere le botti di quattro some ( 617 litri circa ); quale porta seu cataratta di tavole di castagno sia ; un’altra porta che da detta stalla va in detto magazzino di palmi quattro ed otto ( cm 125 circa) con porta di detto legname di castagno semplice e liscia; un’altra porta del fondaco ( deposito, magazzino) che ha il suo ingresso e regresso sotto l’arco della loggia à modo di fondaco, quale porta di tavole di castagno guarnita con tre fascie con telaro di dietro, un’altra porta liscia che va dal detto fondaco all’altro cammarino contiguo della stessa casa dell’Eremo che divide l’intelaiatura e l’altra porta che va da detto fondaco ò cammarino e rifletta dentro il magazzino similmente liscia e semplice, /

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e nel suddetto magazzino farvi un finestriello di tavola liscia e con cancellata avanti che esca dentro l’orto di detta Magnifica Chiara. Nelle stanze superiori tanto nuovamente fatte quanto nella casa di detto Eremo, quattro finestre di palmi sei alte (1.56) e quattro larghe ( cm.104), cioè una nella cocina verso il cortiglio di detta Magnifica Chiara, di castagno lavorata con il subasso ( cornice, dall’alto in basso) di tufo lavorato un’altra nella saletta che corrisponde verso la casa di detta Crescenza eo modo ut supra, ed una per parte a dette due camere superiori nuovamente fabbricate lavorate con i subassi ut supra ; come anche sopra detti suppigni (sottotetti) un finistriello per parte di tavola semplice e liscia ed un altro sopra il polverino della detta sala similmente liscio. Quattro porte cioè una nella porta della sala e proprio detta loggia guarnita di palmi quattro ed otto, un’altra tra la sala e la cocina liscia, un’altra tra detta sala ed una camera guarnite ; tanto del legname quanto di mastrìa, chiodi, vertecchie ( maniglie ) e quagliatura a spese di detto Mastro Antonio, solo le mascature e chiave a spese di detto Mastro Antonio. In verum volendo esso Mastro Nicola ricciare la suddetta casa dalla parte esteriore l’habbia da fare il suddetto Mastro Antonio e non altri alla ragione di carlini tre meno una cinquina la canna ( canna = 7 metri quadri). Di più promette esso Mastro Antonio comprare dette case dal sacro Eremo e solo seu fundo dove se edificheranno dette nove case a sue proprie spese, con che la detta Casa dell’Eremo non passi docati /

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venti ; come anche ottenere a sue spese la licenza dell’Università di detta Terra di Altavilla per fare la menzionata grada seu loggia carlini dieci, passando più, sia tenuto dell’avanzante il detto Mastro Nicola ; quale opera ut supra descritta promette e s’obbliga il detto Mastro Antonio farla a sue proprie spese di detta perfetione così di maestrìe come del materiale, tanto del arte di fabbricare come di Mastro d’Ascia, imbrici ed altro ut supra espressi per il convenuto prezzo di docati tre cento settanta (la somma corrisponde a circa 14.000 giornate lavorative di un bracciante), una con le suddette compre a spese di Mastro Antonio; quali docati trecento settanta esso Mastro Nicola promette pagarli a detta Mastro Antonio hoc modo : docati cento quando sarà fatta detta casa sino alla prima traviata e poste le tavole seu solarini delli quali docati cento, esso Antonio ha da detto Mastro Nicola docati trenta ed altri docati settanta quando sarà obbedito detto patto sino alla prima traviata. Altri docati cento e dieci quando sarà giunto all’altra traviata, poste le tavole e coverta d’imbrici e altri docati cinquanta quando sarà compita detta opera di tutta perfezione et modo et forma ut supra scriptum est, e l’altri docati cento e dieci quando saranno effettuate dette compre a spese di Mastro Antonio, quale denaro che se doverà pagare a detto Mastro Antonio è sì come esso Mastro Nicola asserisce della Magnifica Anna d’Amato, moglie d’esso Mastro Nicola, quale opera /

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ut supra facenda promette e s’obliga esso Mastro Antonio fenirla per intiero da hoggi e per tutto il mese di febraro primo venturo dell’entrante anno 1705 e non altrimenti e mancando esso Mastro Antonio di fare a sue spese la suddetta opera come di fare detta compra ed il Suddetto Mastro Nicola di corrispondere il denaro ut supra, al mancatore d’essa il presente istrumento se possa incusare contro il mancatore ed haver l’esecuzione pronta e parata secondo l’obbligazione liquide della Gran Corte della Vicaria ( Tribunale di Napoli) e li peggioni ( prigioni ) delle case della città di Napoli e protestarsi di danni spese e interessi, quia sic, ….( seguono le frasi di rito). Presenti : Giudice Regio a contratti Iosepho de Roberto, Magistro Aloisio Tartaglia, Francesco e Ioanne Villano, Magistro Vincenzo Fuschetto e Magnifico Marco Antonio Giordano.LOGOridotto