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1908. L'aereoplano giroscopio e il conte italiano

 

( dal Giornale “ LES SPORTS ” del 25/2/1908 )

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         Agli inizi del ‘900 vi fu grandissima attenzione, specialmente nella stampa francese e inglese, nel seguire i progressi del volo. Nelle tournée e nelle esibizioni che si svolsero in molti paesi, ma soprattutto in Francia, colui che ottenne significativi risultati, nel 1906, fu il brasiliano Santoz-Dumont. Si trattò tuttavia di successi conseguiti dopo quelli ottenuti dai fratelli Wright i quali erano riusciti, per ben quattro volte, a far decollare il loro Flyer in modo duraturo e sostanzialmente controllato. Era il 17 dicembre del 1903.

         Ben presto riuscirono a decollare anche altri piloti come Blériot, Voisin, Farman e Delagrange. Costoro, nel 1907, diedero addirittura vita ad una competizione per aggiudicarsi un ricco premio, messo in palio dal magnate del petrolio Deutsch de La Meuerthe e da un ricco signore di nome Archedeacon, fondatore dell’Aereo Club de France. Il premio era destinato a colui che per primo avesse percorso in volo un chilometro in circuito chiuso. La gara fu vinta dal pilota Henry Farman. Anche in Italia, in quegli anni, soprattutto tra il 1907 ed il 1908, vi fu un grande fermento intorno a questi primi “esperimenti di aviazione” tanto che si costituì un comitato ed una delegazione per organizzare dimostrazioni di volo a Roma, Milano e Torino. I piloti più esperti come Farman e Delagrange furono naturalmente invitati a partecipare e fu messo in palio un premio di quaranta mila lire per realizzare numerose tournée, sebbene ogni decollo venisse ancora considerato più un tentativo che una vera certezza.

   La stampa italiana e quella estera seguirono con grande attenzione queste esibizioni visto anche l’entusiasmo che le continue notizie sui progressi raggiunti suscitavano nell’opinione pubblica, avida di informazioni riguardo agli esperimenti sul volo.

   Sul quotidiano “Les Sports” (La dèrniere heure, Les Sports), periodico in lingua francese, fondato nel 1906, con sede a Bruxelles, fu riportato, in data 25 febbraio 1908, un interessante articolo del corrispondente inglese Tom Beckett dal titolo :

L’aeroplano giroscopio e il conte italiano

         L’articolo trattava proprio del nostro Federico Capone il quale, con riservatezza e senza spavalderie che il censo e molto altro pure gli avrebbero consentito se non fosse stato per il carattere schivo e discreto di gentiluomo, si era recato in Inghilterra nel più stretto incognito. Lo scopo era quello di confrontarsi con i meccanici più esperti e con i piloti più bravi, tra cui Henry Farman, così da mettere a punto il suo prototipo di aereo. Quello che segue è il testo e la traduzione dell’articolo di Tom Bckett.

 

(Raffaele  Sarti e Giuseppe Sabatino) 

Il testo di questo articolo - battuto a "macchina" ma anche mutilo in alcune parti e piuttosto sbiadito -  fu consegnato anni addietro, dal Sig. Armando Musco, alla Biblioteca “Caruso” di Altavilla. A causa del suo cattivo stato di conservazione è stato da noi trascritto per una maggiore comodità nella lettura.

 

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                                       L’AEROPLANO GIROSCOPIO E IL CONTE ITALIANO

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   Londra 23 Febbraio ( dal nostro corrispondente speciale ). Da ben tre settimane la popolazione di NORBURY, uno dei sobborghi della riva destra del Tamigi, situato in fondo al di là di TOOTING, è stata grandemente incuriosita dapprima dalla elevazione, in un canto del terreno del TOOTING GOLF CLUB, d’una tenda, vera tettoia in tela, con destinazione misteriosa, poi per l’arrivo di numerosi colli che, aperti fuori della tenda, hanno dato in balìa agli sguardi curiosi dei monelli, cogli occhi incollati agli interstizi della palizzata, tubi di acciaio di diverse forme e pezzi di macchinismo.

                Si fecero mille congetture sino a che un giorno della scorsa settimana si vide uscire dalla tenda un aeroplano ben montato.

Dai detti degli indigeni, la macchina si compone di ali formate di seta tesa su ciò che sembrano essere tubi di metallo, il tutto misurando circa 9 metri, da una estremità all’altra, e montato su ruote guarnite di pneumatici.

L’intenzione del costruttore sembrava certo di voler volar via col suo meccanismo, ma dopo prova infruttuosa, dovette farlo rientrare.

                Dopo, il mistero non s’è chiarito che per metà. I meccanici WARVIEK WRIGHT, il fuochista (Chauffeur) conosciutissimo, e suo fratello HOWARD, dichiarano che essi hanno costruito la cosa per conto d’un opulento italiano, al quale appartiene l’idea né suoi particolari. Il gentiluomo in questione è stato spesso visto nei pressi della tettoia, e l’opinione pubblica a Norbury, giudicandolo dal suo aspetto signorile, gli ha decretato il titolo di conte, al quale egli ha forse diritto.

                I fratelli Wright sono naturalmente più cauti in ciò che concerne i dettagli d’un secreto che loro non appartiene, ma agli sportmans che sono andati a intervistarli hanno dichiarato che la loro macchina volante è costruita su principii assolutamente nuovi e che essa non ha di comune con le altre che l’hanno preceduta nell’aria che il motore, un Antoniette di 50 HP simile a quello impiegato da Farman.

                La macchina tutta intiera pesa 360 chilogrammi circa ed è destinata a portare due viaggiatori. Howard Wright ha anche lasciato capire che il giroscopo, che ha già dato sì buoni risultati quando è applicato ad assicurare la stabilità delle navi, entra nella composizione del nuovo aeroplano.

                Così come avevamo indovinato i curiosi che assistettero al primo tentativo di volo, la causale dello scacco, è stato un tubo saldato in modo difettoso. Adesso lo si sta riparando, dopo di che un nuovo esperimento avrà luogo.

                Auguriamo buona fortuna al misterioso “conte” e agli abili meccanici che hanno interpretato le sue idee.

                                                                                                                            

                                     F.to  Tom Beckett