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   La memoria riportata nel testo che segue, rispecchia una consuetudine abbastanza diffusa in epoca passata, specialmente tra i notai, quella cioè di lasciare memorie scritte in occasione di accadimenti particolari come il decesso di una persona importante, lo scoppio di una guerra o di una carestia oppure il diffondersi della peste. Ciò è quanto avvenuto ad esempio in occasione del contagio del 1656 quando passarono a miglior vita circa seicento altavillesi dei quali conosciamo i nomi e le famiglie di appartenenza grazie proprio ad una memoria scritta lasciata dal Notaio Bosco all'interno dei suoi protocolli notarili.

   Nel documento qui riportato, l'Arciprete Cosimo Lombardi, testimone del sacrilego furto dell'ampollina contenente il sangue di San Pellegrino, avvenuta ad Altavilla nella notte tra il 6 ed il 7 febbraio 1907, lascia un suo scritto al fine di assicurare futura memoria all'accaduto (Leggi anche la cronaca riportata nel giornale di San Pellegrino del 1907).

Ringraziamo Don Livio Iannaccone per averci dato la possibilità di pubblicare questa interessante testimonianza venuta recentemente alla luce nell'archivio della Parrocchia di Altavilla.

 

 

FurtoSangue SPM 00001Furto e Rinvenimento dell’ampollina col Sangue di

San Pellegrino Martire

(dalla memoria scritta dell'Arciprete Cosimo Lombardi, inserita nel Libro dei Battezzati dal 2 gennaio 1906 al 31 dicembre 1908, pagg. 51 / 53)

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Specchietto Storico

         La notte del 6 al 7 febbraio 1907 da mano sconosciuta fu forzata ed aperta la porta laterale sinistra del Santuario di S. Pellegrino, fu forzata ed aperta la cassa di marmo sottostante all’altare del Martire e ne fu portata via la teca con l’ampollina del sangue, e per sette mesi con tutte le indagini possibili non si potè rinvenire.

         A seguito ad alcune notizie riguardanti le indagini della preziosa ampollina col sangue, l’Arciprete Cosimo Lombardi nei giorni 11, 12 e 13 Agosto promosse un Triduo di preghiere pubbliche, onde ottenere la grazia del rinvenimento prima del solenne giorno della festa annuale del 24 e 25 Agosto. E la grazia si ottenne, chè la mattina del 14 il Maresciallo Capezzuti da Napoli invitava con telegramma l’arciprete ed altre persone autorevoli di Altavilla, perché si fossero recati in Napoli pel riconoscimento dell’Ampollina col prezioso Sangue.

         Si premette che il Maresciallo, mentre si occupava della tragedia Cuocolo e dell’Associazione a Delinquere, non trascurava le indagini pel recupero della reliquia di S. Pellegrino e si assicurava che la teca era stata rubata dai ladri napoletani Vincenzo Paesano, Carlo Attanasio, Andrea Attanasio e Raffaele Saldalamacchia. Il Paesano aveva ritenuto per sé la reliquia e l’aveva nascosta fra i panneggi di una Addolorata da lui tenuta in casa. Il Ladro aveva un culto speciale per quella reliquia e sperava di essere da essa protetta in tutte le sue imprese, per cui non l’aveva restituita, spedendola per pacchetto, come avrebbe potuto fare senza compromettersi.

         Nelle prime ore del 13 agosto il Maresciallo Capezzuti coi brigadieri Cardinale, Schiavone e Lagattola, e coi militi Ugga, de Simone, Santoro, Manfredonia e de Silvestro si recò in casa di Vincenzo Paesano alla via S. Caterina Spina Corona n. 10, primo piano. Dopo qualche tempo, perché il Paesano dormiva, la porta fu aperta e comparve la donna amante del pregiudicato. Il Capezzuti entrato s’impossessa dell’ampollina ed arresta il Paesano. Dopo si reca in via Speranzella, dove arresta l’Attanasio, e poi a S. Giovanni a Teduccio per l’arresto del Saldalamacchia.

         Dietro telegramma del Maresciallo Capezzuti si recò in Napoli il Sindaco Cav. Bruno Beniamino, l’Arciprete Lombardi Cosimo e il Sig. Vardaro Francesco, amministratore di S. Pellegrino per la ricognizione dell’ampollina, la quale trovata intatta nei suoi suggelli pel tramite della Giustizia fu loro riconsegnata nella Caserma di Monteoliveto, ex monistero di Servi di Maria.

         Intanto in Altavilla l’avvenimento suscitava l’entusiasmo: le piazze, il corso, il Santuario rigurgitava di popolo festante, cui la mattina del 15 agosto parlò dal pergamo il Parroco Vincenzo Diglio di S. Agata dei Goti, il 17 D. Carmine Lombardi, fratello dell’arciprete e Segretario dell’Arcivescovo Bonazzi e il 18 lo stesso Arciprete Lombardi, tornato trionfalmente con l’ampollina, dal pergamo stesso narrò tutte le peripezie subite per la riconsegna e per ritorno del sangue di S. Pellegrino nel Santuario. Le più imponenti manifestazioni religiose del popolo in questo avvenimento sono due. L’una avvenuta la sera del 16 agosto, festa di S. Rocco, quando il Clero, il Corpo Municipale, le varie Società cattoliche cittadine e tutto un popolo fremente al suono della banda di Montemesola si riversarono pel corso sino al Calvario, con ceri, torce a vento, bengala, onde accogliere l’Arciprete ritornante con l’ampollina, mentre col fatto non ritornò, perché il Giudice Istruttore di Avellino non permise portarla via allora per allora. La seconda manifestazione è stata la mattina del 18, quando realmente l’Arciprete è tornato col prezioso Sangue del Martire: tutta la popolazione di circa ottomila abitanti, accresciuta di pellegrini venuti dalle contrade limitrofe, con pompa la più splendida ha accolto la tanto aspettata Reliquia.

         Questo rinvenimento della Reliquia annunziato a tutta Italia e fuori a mezzo dei giornali ha fatto sì che la festa di quest’anno ha ottenuto un concorso di forestieri non mai visto: la sera del 24, vigilia della festa, e la mattina del 25 sino a mezzogiorno Altavilla albergava moltissime migliaia di pellegrini visitatori devoti del Santuario di S. Pellegrino.

         Il 23 e 24 di sera ha predicato il Canonico Francesco Greco di Avellino; nel giorno 25 alla messa delle 6 ha predicato il Parroco Dott. Vincenzo Diglio di S. Agata dei Goti, a quella delle 8 il Canonico D. Francesco Maiella di Avella, ed a quella delle 11 il prelodato Canonico Greco di Avellino; di sera vi è stata una processione, che è riuscito un vero plebiscito religioso. Oltre tutto il popolo, oltre le varie Congreghe e Società Cattoliche vi è intervenuto tutto il Clero costituito dai Parroci D. Vincenzo Diglio, di S. Agata dei Goti, D. Francesco Miranda di Terranova, D. Cosimo Lombardi di Altavilla, dal Canonico D. Francesco Maiella di Avella, e dai Cappellani locali D. Francesco Severino, D. Domenico Ranaudo e D. Raffaele Bruno e dai Chierici Pellegrino Lombardi e Agostino Fabbrizio.

         Durante l’ottava si sono moltiplicati i pellegrinaggi dei forestieri al Santuario e le solennità si son o chiuse nel giorno primo settembre, giorno ottavo dalla festa, e mentre il 24 e 25 suonarono le bande di Città S. Angelo e questa di Altavilla stessa, nell’ottava ha suonato quella di Avellino. Anche in questo giorno le funzioni di Chiesa e la processione son riuscite imponentissime e nella messa solenne del mezzogiorno ha tenuto il pergamo lo stesso Parroco Diglio, il quale per dodici anni continui si ha conquistato tutta la benevolenza del popolo Altavillese.

                                                                           Arcip. Cosimo Lombardi

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