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Papa Carafa

 

“ La Libera Parola “ inizialmente in edicola ogni sabato,  diventò poi un quotidiano che circolò moltissimo tra gli italiani in America, in particolare a Filadelfia in Pensilvenia. La rivista fu fondata da Giuseppe Silvestro e da lui edita dal 1918 al 1927. Successivamente fu diretta da Antonio Silvestro, dal 1927 al 1969.

Nel numero del 9 giugno 1934 fu pubblicata una ricerca, a scopo divulgativo, condotta dal nostro Umberto Caruso, sulla figura di

Papa Carafa, Paolo IV.

Oggi, gli studi più recenti vogliono questo Papa nato nella vicina Capriglia (AV).

 

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IL GRANDE PONTEFICE PAOLO IV

di Umberto Caruso

 

   Il 28 corrente ricorre l'anniversario della nascita di uno dei maggiori pontefici della Chiesa Cattolica.

   Uno dei più grandi Papi del ‘500 del periodo cioè della Controriforma Cattolica, è PAOLO IV, papa irpino e quindi nostro. Egli, al secolo Giovanni Pietro Carafa sortì i natali - come è stato irrefutabilmente dimostrato da un documento esistente nell'Archivio della Badia Benedettina di Loreto di Montevergine - a S. ANGELO a SCALA nel giorno 28 Giugno 1476.

   Figura poliedrica e colossale, egli sovrasta tutti i suoi contemporanei. La sua opera fu sempre tendente verso un unico obiettivo: la riforma della Chiesa, il miglioramento del Clero. Rapida e brillante fu la sua carriera ecclesiastica, benché spesso fosse angustiato da avversari più o meno occulti, e talvolta assalito da profondo disgusto per i correligionari poco castigati. A 18 anni fu chierico, a 27 protonotario apostolico, a 28 vescovo di Chieti, a 31 Nunzio di Napoli, a 37 Legato in Inghilterra, a 39 Nunzio presso Carlo V, a 44 ritornò a Roma, a 51 andò a Venezia, a 79 fu PAPA.

   Giovan Pietro Carafa, dottissimo in latino e in greco, eloquentissimo, energico ed irruento, fu sempre fiero ed orgoglioso. La sua vita fu sempre spesa nell'apostolato e nella preghiera; molteplice ed estesa in ogni campo la sua attività.

   Pietro Carafa poi è tanto grande se consideriamo il tempo in cui visse: tempi fortunosi, pieni di intrighi e bizze, di lotte personali e malversazioni con una società corrotta nelle basi, benché tutta permeata dal bisogno sentito di riforme radicali. Tornato in Italia e propriamente a Roma nel 1520, quando già era stato fondato quell'oratorio del DIVINO AMORE, donde prese vita tutto il movimento della controreazione cattolica al luteranesimo invadente definito dal Pastore “la prima cittadella per curare i mezzi di grazia che aveva la Chiesa per combattere i vizi e gli abusi e per esercitare opere di carità”, e si era iniziato il movimento rigoristico francescano, il Carafa divenne amico del Thiene e del Giberti, entrambi animati da ottimi propositi, ma non assecondati dai Papi dell'epoca: i Medici Leone X e Clemente VIII tutti dediti al potere temporale e al rafforzamento politico della propria famiglia.

   Nel 1524 insieme al Thiene fondò un nuovo ordine: i TEATINI; nel 1528 esortò. il Giberti ad effettuare una riforma nella sua Diocesi di Verona. Queste sue tendenze riformistiche accrebbero verso di lui la benevolenza dei superiori. Nel 1530 fu incaricato di portare a termine il processo a carico di fra Girolamo Galateo. Ma, vedendo il perdurare dell'indifferenza papale di fronte al luteranesimo dilagante fra i popoli, si eccitò e, il 4 ottobre 1532, scrisse un celebre memoriale a Papa Clemente VII..

   Questo memoriale a buon diritto famoso, può dividersi in tre parti "sulle eresie venete c sulle condizioni della Chiesa, sulle riforme degli ordini religiosi, specie dei Francescani, e sulla fondazione di un ordine militare religioso."

   Nella prima parte il nostro Carafa risalendo dalle tristi condizioni del Veneto, si erge gigante contro gli eretici e gli apostati; regola somma contro costoro l’inflessibilità (ne aveva dato egli stesso l'esempio nel già citato processo del Galateo); pertanto rampogna la troppa mitezza della Curia Romana circa i frati sfratati e gli eretici; vuole l’inquisizione, ma rinnovata radicalmenete e tale da poter non solo combattere, ma anche prevenire le eresie.

   Limitata egli vuole la lettura dei libri e assolutamente proibita la lettura dei libri mondani o ereticali. Si slancia poi contro preti, in massima parte ignoranti e indegni; contro i VESCOVI che, al solo scopo di divertirsi, lasciano le loro diocesi in balia di frati cattivi, di "strazza cappa;" causa di questi mali è, a parer suo, il poco discernimento attuato nell'ordinazione dei sacerdoti, che egli vuole "pauci sed boni, non plurimi sed pravi."

   Nella seconda parte, dopo aver elogiato la concordia e la bontà di un tempo ci fa vedere in una descrizione ampia e chiara le tristi condizioni dell'epoca.

   Nella terza parte poi i1 Carafa, constatata la decadenza dell'Ordine teutonico di S Maria, ne propone la fondazione di uno nuovo sullo stesso stampo di quello di S. Giovanni e S. Maria contro i Turchi e degli ordini spagnuoli contro i Mori. Egli così, in questo memoriale, passa in rassegna le tristi condizione dell’epoca e sprona il Pontefice a riforme, ad abbandonare la triste politica terrena per guidare il popolo alla salvezza.

   Come il Papa accogliesse questo memoriale noi non sappiamo di sicuro; è certo però che quasi nulla fu attuato. Ma il Carafa non si scoraggiò e nel 1537, presidente il Contarini, firma il famosissimo "consilium de emendanda Ecclesia" da lui stesso for-se scritto, ove, come dice il Pastor “con santa sobrietà scopre gli abusi in curia e nella Chiesa in generale." Nello stesso anno venne nominato Arcivescovo di Napoli e Cardinale e finalmente il 23 maggio 1555, giorno dell'Ascensione, fu eletto Papa.

   Da papa egli attuò tutto ciò che aveva detto nel Memoriale e nel Consilium senza badare a nessuno; egli infatti, pur avendo parteggiato per il Re di Francia, non volle nominare Cardinale nessuno di quelli proposti dal suo alleato, ne nominò invece diversi di quelli proposti dal suo rivale: il Re di Spagna. Energica e molteplice fu la sua opera. Nel settembre 1557 compilò un indice di libri proibiti estesissimo; il 20 luglio dell'anno successivo incarcerò numerosi sfratati; nello stesso anno cacciò da Roma i propri nipoti perchè ad un banchetto al quale partecipavano anche altri prelati fecero assistere delle cortigiane. Nel '59 emanò una bolla con la quale ordinava ai Vescovi non realmente occupati in Curia di tornare, sotto pena la destituzione, nelle loro Diocesi. Morì il 18 agosto 1559. Di lui ci resta anche un vasto epistolario col Giberti, il Vescovo amico che aveva, nel '23 conosciuto nell' oratorio del DIVINO AMORE; esso consta, ora, di 15 lettere: 4 del Giberti e 2 del Carafa e concerne avvenimenti contemporanei: il divorzio di Errico VIII, la costituzione e l'invio dei Teatini a Napoli. In questo epistolario il Carafa, come ben dice l'insigne Gennaro M. Monti "si rivela interamente in tutta la sua vigorosa e forte personalità, con tutte le sue molti luci e le sue poche ombre, con tutti i tesori della sua energia di riformatore."LOGOridotto