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Lo scritto, qui riportato, è a firma del Generale Cosimo Caruso e fu pubblicato nel gennaio del 1928 (anno IV, nr. 1) all’interno della rivista “San Pellegrino Martire” la quale ebbe, agli esordi (1921), periodicità mensile.

L'articolo segue di poco la sospensione della rivista la quale, dal mese di maggio del 1923, non fu più data alle stampe per divergenze tra le autorità del santuario e gli amministratori.

   Il Generale Caruso, con tutta l’enfasi dell’epoca ed il richiamo agli ideali del regime fascista, ritenendo nella sua veste di Podestà di Altavilla che la maggiore responsabilità, circa il buon andamento del periodico, ricadesse sugli amministratori locali, si adopera, grazie anche all’aiuto del Prof. Agostino Fabrizio e al cappellano del santuario Don Cesare Caruso, perché il giornalino di San Pellegrino veda “ …… nuovamente la luce, oggi 1° gennaio 1928, Anno VI dell’Era Fascista, vale a dire che esso risorge sotto ottimi auspici. Vivrà certo una vita assai fiorente….” Questo articolo sancisce il nuovo corso del periodico dopo la contestata sospensione.

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